Il Labrador è sicuramente un cane con un ottimo carattere, questo però non significa che nasca educato.

Grazie alla sua indole docile e giocosa, la sua curiosità ed “intelligenza”, risulta più facile di altre razze da educare, ciò non toglie che la sua educazione implichi da parte del proprietario impegno e soprattutto un corretto approccio. Ogni razza, a seguito della selezione operata dall’uomo, manifesta delle attitudini più o meno spiccate.

Non bisogna mai dimenticare che il Labrador è un cane da caccia e che è un Retriever.

Le sue doti più spiccate sono la socialità, l’amore per l’acqua, il riporto e il compiacimento del proprio padrone.

A questo proposito, nel passato, i pescatori di Terranova che utilizzavano il cane di St. John (capostipite ancestrale del Labrador) come cane da lavoro sulle barche da pesca, li definivano "workaholics" (stacanovisti) ovvero maniaci del lavoro, dicevano che quei cani avrebbero lavorato lunghe ore con loro nelle fredde acque del Nord Atlantico per poi tornare a casa ed iniziare a giocare con i loro bambini.

Per svolgere una corretta educazione è proprio da qui che bisogna partire, assecondando i loro istinti, per insegnargli quali sono i limiti e le regole che vogliamo che rispettino.

Altro caposaldo dell’educazione è imparare a comunicare con il proprio Labrador, il che non significa insegnargli delle parole chiave, bensì comprendere quali sono i suoi sistemi di comunicazione ed utilizzarli nella maniera più corretta.

Il Labrador è un cane e non è un essere umano, quindi vede, interpreta e reagisce come un cane, ciò che per noi sembra essere inconcepibile per lui è una condizione del tutto normale.

Trattare un Labrador come un esser umano è solo un modo per compiacere noi stessi e non fa bene a lui.

Questo vale nel campo dell’educazione in campo alimentare e benessere in generale.

Le moine e i discorsi rivolti ad una Labrador sono gesti dei quali lui comprenderà solo la parte espressa nel suo linguaggio e non arriverà mai a compiere un ragionamento.  

Con questo intendo dire che è inutile fermarsi per strada e spiegare ad un Labrador il motivo per cui non deve tirare al guinzaglio, perché lui vi osserverà e di tutto quello che gli direte comprenderà solo il vostro tono di voce, la vostra espressone del viso e gli approcci fisici.

Esistono corsi di educazione adatti a diversi livelli ed età, è importante indirizzarsi verso quelli svolti in modo corretto, comunque nessuno di questi ha come scopo quello d’insegnare al Labrador cos’è giusto e cos’è sbagliato, siete voi che dovete svolgere questo lavoro nella quotidianità, infatti un corretto corso è indirizzato al conduttore non al Labrador.

Chi vi offre l’addestramento per impartire l’educazione di base al vostro Labrador vi sta dando false aspettative.

L’addestramento va bene per le discipline sportive (la caccia, l’agility ec…) ma per arrivare ad essere addestrato il Labrador deve già possedere l'educazione di base e comunque anche nel caso dell’addestramento conta tantissimo l’affiatamento del binomio labrador conduttore, quindi anche in questo caso dovrete impegnarvi a lavorare duramente insieme al vostro Labrador per ottenere i migliori risultati possibili.

Il Labrador deve socializzare perché ama farlo e deve imparare a comportarsi in modo corretto negli ambienti sociali, quindi un buon corso di educazione deve prevedere sessioni di socializzazione e se parliamo di cuccioli la classe deve esser composta da soggetti che abbiano più o meno la stessa età meglio ancora se della stessa razza.

Di certo le lezioni che riguardano l’apprendimento non devono esser fatte in gruppi di più di 5/7 soggetti e non di razze non affini, altrimenti viene meno il concetto espresso all’inizio, cioè quello dell’assecondare le attitudini della razza.

La proposta di un’educazione svolta in grupponi di 10/12 soggetti di razze completamente diverse parte già da presupposti sbagliati.

La cosa migliore è un corso organizzato in alcune sessioni individuali e alcune comuni, ciò consentirà di svolgere un lavoro specifico su ogni singolo soggetto e individuarne le peculiarità caratteriali durante le sessioni individuali che poi andranno correttamente utilizzate durante le sessioni comuni di socializzazione.

                                                                                                                                                                                                                               Sergio Severgnini

 

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